Quando NON fare nulla è meglio del fare

E se fossimo obbligati a fermarci?

Se qualcuno mi avesse chiesto qualche mese fa quale sarebbe stata la parte più difficile di una convalescenza, probabilmente avrei risposto il dolore, il disagio fisico o la limitazione nei movimenti.

Mai avrei pensato che la vera sfida sarebbe stata un’altra.

Fermarmi.

Per chi mi conosce sa bene che non è nel mio carattere stare ferma. Mi alzo presto, mi alleno ogni mattina da quasi trent’anni, lavoro, studio e cerco continuamente nuovi strumenti da mettere a disposizione delle persone che seguo.

Mi piace sentirmi attiva. Mi piace avere progetti. Mi piace imparare.

Quando ho ricevuto il referto post operatorio e ho letto quelle due parole, “riposo assoluto”, ho pensato che sarebbe stato facile.

Dopotutto avevo tante cose da fare al computer, libri da leggere, corsi da seguire.

In realtà ho scoperto molto presto che non era questo il punto.

Il punto era che il mio corpo mi stava chiedendo qualcosa che non sapevo più fare: fermarmi davvero.

Non fermarmi per fare qualcos’altro.

Non fermarmi per essere comunque produttiva.

Fermarmi e basta.

All’inizio mi è sembrato quasi uno spreco di tempo.

Guardavo l’orologio.

Pensavo a tutte le cose che avrei potuto fare.

Mi sentivo in colpa per quei momenti passati sul letto o sulla poltrona senza uno scopo preciso.

Poi, lentamente, qualcosa è cambiato.

Nel silenzio hanno iniziato a emergere pensieri che da tempo non avevano spazio.

Ho iniziato a guardare la mia vita da una prospettiva diversa.

Mi sono chiesta cosa desidero davvero costruire nei prossimi mesi.

Quali progetti voglio portare avanti.

Quali attività mi danno energia e quali, invece, occupano semplicemente il mio tempo.

Ho fatto un vero e proprio check della mia vita.

E mi sono accorta che, paradossalmente, ero così impegnata a fare da non avere più tempo per pensare.

Quante volte succede anche a noi?

Corriamo da un impegno all’altro.

Riempiamo ogni spazio libero.

Rispondiamo a messaggi, telefonate, email.

Ci sentiamo utili perché siamo occupati.

Ma essere occupati non significa necessariamente andare nella direzione giusta.

A volte continuiamo a fare semplicemente perché fermarci ci mette a disagio.

Perché nel silenzio emergono domande che preferiremmo evitare.

Domande come:

“Sto davvero vivendo la vita che desidero?”

“Quello che faccio ogni giorno mi rappresenta ancora?”

“Sto dedicando il mio tempo a ciò che conta davvero?”

Questa convalescenza mi ha insegnato una lezione che non avrei imparato in nessun corso.

Esiste un tempo per agire e un tempo per fermarsi.

Entrambi sono indispensabili.

Perché è nell’azione che realizziamo i nostri progetti, ma è nella quiete che comprendiamo quali progetti meritano davvero la nostra energia.

Per questo oggi ti lascio una piccola sfida.

Riusciresti a concederti dieci minuti al giorno senza fare assolutamente nulla?

Niente telefono.

Niente televisione.

Niente libri.

Niente distrazioni.

Solo tu e i tuoi pensieri.

Forse all’inizio sarà scomodo.

Forse ti sembrerà una perdita di tempo.

Ma potresti scoprire, come è successo a me, che proprio nel momento in cui smetti di fare nasce la chiarezza che stavi cercando.

E che qualche volta, non fare nulla è il modo migliore per ricominciare a muoversi nella direzione giusta.

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